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Diciassette gennaio: oggi è la giornata nazionale del dialetto.

Scritto da Ilaria Masoero il 17-01-2020

Argomenti: dilloindialetto, ilwebdiventasemplice

La nostra Italia, stretta e lunga, terra di conquiste e occupazioni, ancora conserva un patrimonio linguistico tanto vario quanto variopinto, scrupolosamente tramandato di generazione in generazione.

E noi di PRISMI, attraverso una fitta rete di consulenti commerciali, operiamo su tutto il territorio nazionale: fra inflessioni, accenti, proverbi e vere e proprie lingue…ne abbiamo sentite tante!

Per celebrare insieme questa giornata abbiamo pensato a una carrellata di proverbi e modi di dire provenienti da diversi angoli d’Italia (grazie al cortese supporto dei nostri collaboratori in giro per il Paese).

 

Prismi dillo in dialetto

 

Il tour linguistico di PRISMI parte dal Piemonte, terra nordica, patria dell’amata Nutella e della FIAT, con una riflessione sull’istruzione:

Se un a veul guadagné sensa travajé a deuv andé a scòla, perché se si vuole guadagnare senza estrema fatica si deve studiare.

Non solo pizza e mandolino, ma anche saggezza popolare. Da Napoli l’avvertimento giunge perentorio:

Ce stann’ uommene, ommenicchie, uommenone e quaquaraquà. La traduzione non sembra necessaria, NdA.

Non si dica che i milanesi pensino sempre e solo al lavoro:

La belezza di donn l’è in di oeucc di òmen. La bellezza delle donne è negli occhi degli uomini. Perché no, i meneghini non pensano solo al fatturato.

L’operoso Veneto non si smentisce:

Far e desfar xe tuto on laorar, perché fare, disfare, è tutto un lavorare.

A matinata faci a jornata. Dalla punta dello stivale suggeriscono di sbrigare i propri impegni al mattino, momento della giornata più produttivo. È calabrese il proverbio simile al più diffuso “Il mattino ha l’oro in bocca”.

Senza lìlleri ‘un si làllera: dalla Toscana il detto che ci ricorda un aspetto forse poco sentimentale, ma assai pratico. Senza soldi, non si fa niente. Ahi noi.

I romani hanno un’espressione meravigliosa per esprimere il proprio scetticismo:

Se, lallero, ossia “Sì, va beh”. Per esempio: “Domani inizio la dieta!” – “Se, lallero”.

È proprio vero:

Cu 'un fa nenti 'un sbaglia nenti. Sono invincibili solo coloro che non fanno nulla. Da leggere immaginandosi sulla spiaggia di Mondello e una leggera brezza fra i capelli.

Ma ricorda, non è necessario strafare:

Addò arrive chiande u zippe, ossia “Arriva fin dove puoi, non è necessario andare troppo oltre". Quanto buonsenso da Bari!

Chie dormit a pizzinnu pianghet a bezzu: Chi dorme in gioventù piange da vecchio. Sarà questo il segreto della longevità sarda?

Infine, se hai perso qualcosa, non disperare; nelle Marche si dice che

Casa bbusca ma non rubba, perché la casa nasconde ma non ruba. (Come fa la roba a finire sempre sotto il divano?)

Da Modena è tutto. E ricorda:

L’è méi un fat fât che zèint da fèr! (È meglio una cosa fatta che cento da fare).

E tu, che dialetto parli? Quali sono i tuoi modi di dire preferiti? Diccelo nei commenti del post!