PRISMI News

L'E-commerce in Italia e all'estero

Scritto da Fabio Prandini il 26-08-2020

Argomenti: e-commerce, trend, ilwebdiventasemplice

 

Nel 2019 si è registrata una crescita ulteriore del fatturato che passa attraverso i canali digitali. La stima è di 48,5 miliardi di Euro per il mercato italiano e costituisce un aumento del 17% rispetto al 2018.

Al vertice vengono confermati i settori Tempo libero, con un +21%, e Turismo, che nonostante la grande maturità in termini di commercio virtuale cresce del 7%, grazie al potenziamento di tour operator e agenzie di viaggio.

Nessuna sorpresa nel veder crescere la quota dei centri commerciali che, grazie agli investimenti di questi anni, realizzano un +25%, consolidando il loro terzo posto per gli incassi assoluti di settore.

 

Se vuoi avere un raffronto più diretto, ti invitiamo a leggere anche l’articolo, con i dati del 2018, seguendo questo link

L’E-commerce in Italia 2018

 

La stima che vedeva il raggiungimento dei 41 milioni di utenti mensili entro il 2023 è già stata superata con 4 anni di anticipo: il 2019, infatti, ha visto una media di utenti mensili di 41,5 milioni.[1]

In alcuni settori, come l’Editoria, la crescita è significativa (+11%), ma la sua percentuale non rappresenta propriamente un cambio di rotta in un mercato in cui più di un libro su quattro viene venduto online.[2]

 

Settori E-commerce 2020

 

L’E-commerce nel periodo del Corona Virus

 

Nel 2019 si è confermato ancora il trend per cui gli utenti italiani che acquistano da pc si riducono anno dopo anno, a favore degli acquisti da mobile che hanno superato quota 76% degli utenti totali (contro una media europea del 64%).

Anche se il fatturato da desktop resta in proporzione maggiore, complice l’età media più bassa e il potere di spesa degli utenti che prediligono il mobile, questo divario fra i due tipi di utenti si sta velocemente riducendo.

 

A chi ha un E-commerce potrebbe interessare l’articolo - Consigli per migliorare l’esperienza mobile dell’utente

 

In seguito alla chiusura di marzo molte attività si sono dovute fermare, ma la continua presenza di servizi postali e corrieri hanno reso la vendita online un’ottima soluzione. Per gli imprenditori l’E-commerce si è dimostrato un asset determinante per poter continuare a lavorare.

Questo ha impattato e impatterà su coloro che hanno solo uno store fisico, confermando un altro trend negativo, nel settore retail, che ha visto scomparire negli ultimi 10 anni 63 mila negozi, contro il +20% delle aperture di negozi virtuali, anche da parte di aziende già avviate che scelgono di espandere il proprio business (nel solo 2019).[3]

Nonostante la crescita circa 31,5 milioni di utenti hanno acquistato anche da siti stranieri, in particolare americani, inglesi, cinesi e tedeschi[4], mentre il 98% degli utenti ha acquistato almeno una volta da marketplace.

 

Le nuove sfide in Italia, in Europa, nel mondo.

Anche gli enti governativi si sono accorti di questo fenomeno e hanno previsto due manovre nel futuro prossimo.

La prima riguarda l’ingresso di una web tax standardizzata per i grandi player, che andrà a colpire il 3% dei ricavi delle aziende che fatturano oltre 750 milioni di Euro a livello globale. Entrerà in vigore entro la fine del 2020.

La seconda, invece, riguarda una serie di regole introdotte dall’UE per dare ancora maggiore trasparenza all’E-commerce: l’attuazione è prevista entro due anni dal 2020. Le misure riguarderanno controlli e sanzioni sulle attività di vendita online, e rappresenteranno in realtà un’opportunità positiva per i commercianti. In futuro, fra le altre cose, ci aspettiamo provvedimenti in materia di controllo sui prezzi e sulla pubblicità, ad esempio: non potranno essere usate riduzioni di prezzo ingannevoli e il venditore dovrà dichiarare se è un commerciante o un privato, saranno inoltre vietate sponsorizzazioni e recensioni false.[5]

Queste normative andranno a sommarsi a quelle entrate in vigore nel 2019, anno in cui i marketplace e altri soggetti passivi, che fungono da facilitatori per le vendite, sono stati obbligati a fornire agli enti come l’Ufficio delle Entrate - nel caso dell’Italia - alcuni dati dei loro fornitori: ad esempio anagrafiche e l’ammontare complessivo del venduto. Questa operazione consentirà di monitorare meglio il mercato digitale, anche a tutela di chi ha una partita IVA e subisce la concorrenza sleale di privati.

A livello globale, l’altra grande sfida sarà quella della logistica: molti imprenditori, sia grandi che piccoli, hanno riscontrato problemi per i picchi di domanda durante il lockdown. Solo il 35% degli intervistati a livello globale ha dichiarato un aumento delle vendite, e i due terzi di coloro che hanno riscontrato un calo ne attribuiscono le ragioni alla mancanza di stock.

Ma non c’è da temere, sono già in previsione delle soluzioni tecnologiche per correre ai ripari. C’è inoltre da tenere in considerazione che spesso, le strutture “dei grandi”, possono essere messe a disposizione dei player più piccoli. inoltre le strutture dei grandi sono e saranno sempre di più al servizio dei piccoli.

 

Se hai dei dubbi sul tuo potenziale digitale, sulla base delle dimensioni e del budget, ti consigliamo questo articolo 

Perché dovreste aprire un E-commerce nell’epoca di Amazon

 

 

 

Fonte: Casaleggio Associati, E-commerce 2020 report

Le aziende prese in esame sono italiane o filiali italiane di gruppi multinazionali.

Tutti i dati presentati fanno riferimento al mercato italiano business to consumer.

 

[1] Se Roma diventa una “Amazon con il Colosseo”: i costi sociali e ambientali dell’e-commerce, Secolo d’Italia, 2020

[2] E-commerce in Europe 2019, Postnord, 2019

[3] Cosa prevedono le nuove norme UE per proteggere i consumatori online, Wired, 2020

[4] Total Digital Audience del mese di dicembre 2019, Audiweb 2019

[5] Mercato dei libri: in Italia cresce il peso dell’ecommerce che ormai vale il 26,7%, IlLibraio.it, 2020

 

Condividi quest'articolo su: