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Investire nel digitale può davvero fare la differenza?

Scritto da Fabio Prandini il 05-06-2018

Argomenti: digital marketing, Ultime novità

Investire nel digitale aiuta veramente le aziende ad aumentare la produzione, il fatturato e a creare occupazione? Certamente sì.

Ne abbiamo conferma leggendo i dati raccolti fra gli imprenditori italiani negli ultimi anni; i dati ci aiutano a comprendere meglio come investire nel digitale possa aiutare effettivamente le imprese nella loro crescita, quali sono i benefici ottenibili e di individuare le aree dove gli imprenditori hanno maggiormente investito.

 

Alcuni dati dal mondo della imprenditoria giovanile

Il 72% dei giovani imprenditori italiani ha investito nel digitale, di questi il 39,4% ha investito ≤5000 €.  Il 28% ammette di non aver fatto alcun investimento.

Sono più propense agli investimenti in innovazione le aziende con un numero di addetti compreso tra 50 e 250 (il 45,5% ha investito tra i 5.000 e i 50.000 euro e l’8,1% una cifra superiore ai 50.000 euro). Le imprese che hanno investito in tecnologia negli ultimi 5 anni lo hanno fatto prevalentemente al fine di adeguare le infrastrutture materiali/immateriali (87,7%); poco più della metà ha tentato di utilizzare tali investimenti per migliorare le politiche del lavoro e il welfare aziendale, attraverso, ad esempio, soluzioni di smart working (52%) e per sviluppare nuovi modelli di business (51,7%).

 

Gli imprenditori che hanno investito risorse nel digitale hanno riscontrato:

nel 62,2% dei casi un miglioramento significativo dei ricavi;
nel 16,8% dei casi non sono in grado di valutarne i benefici;
il 21% dichiara di non aver notato benefici.

 

Il miglioramento nei ricavi è stato per il:

12% delle aziende fra il +25% e il +40%;
20% delle aziende fra il +10% e il +25%.

 
 

Gli investimenti più significativi nel digitale sono rivolti a migliorare:

Comunicazione e promozione per il 45,5% delle aziende;
Processi di vendita per il 37,1% delle aziende.

 

Fonte dati: Digital Transformation Institute “Innovazione come leva di crescita: il punto di vista dei giovani imprenditori", Confcommercio, 2017.

 

Strumenti digitali per le PMI – L’opinione degli imprenditorislide-3-crescita-investire-digita%C3%B2e

La maggioranza delle Pmi italiane ritiene che il web marketing giochi un ruolo importante per lo sviluppo del proprio business; la percentuale è cresciuta del 30% arrivando a quota 56% nel 2017.

Il 30% degli imprenditori intervistati utilizza regolarmente strumenti di Digital Marketing per la propria azienda.

Il 96% di questi imprenditori si dichiara soddisfatto dei risultati ottenuti ed è intenzionato a continuare ad utilizzarli.

Fonte dati: DOXA – sondaggio per Groupon su 900 PMI dei settori «beauty, wellness, healtcare, turismo e ristorazione, 2013-17»

 

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Un piccolo confronto fra marketing digitale e marketing tradizionale

Strumenti di marketing digitali:

  • Una campagna di Email Marketing, un sito Web ben posizionato ed una efficace strategia di Social Media Marketing possono incidere su un terzo del fatturato aziendale.

Strumenti di marketing tradizionali:

  • Il 58% delle Pmi, che hanno investito in strumenti di marketing digitale, usa ancora strumenti tradizionali per la maggior parte delle attività.

 

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I dati ISTAT al 2017 per l'Italia

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Il 63% delle aziende italiane è indifferente alla digitalizzazio

ne. Si tratta per lo più di piccole aziende di settori tradizionali con sede al centro-sud.

Solo il 32% delle imprese arriva a una digitalizzazione media e addirittura il 5% ad un alto livello e soprattutto nei settori tecnologici.

 

 

 

 

 

 

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A seconda del livello di digitalizzazione e di capitali a disposizione l'analisi ISTAT divide le aziende in 5 gruppi:

  • Indifferenti (bassa digitalizzazione, capitale eterogeno).
  • Sensibili vincolate (media digitalizzazione, basso capitale).
  • Digitali incompiute (alta digitalizzazione, basso capitale).
  • Sensibili (media digitalizzazione, medio-alto capitale).
  • Digitali compiute (alta digitalizzazione, alto capitale).

 

 

Saldi occupazionali dei 5 gruppi di propensione alla trasformazione digitale, per grado di qualifica professionale - Anni 2015-2016

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Un confronto diretto sull'occupazione grafico

  • Tra le imprese con almeno 10 addetti, tra il 2015 e il 2017, la maggiore propensione alla digitalizzazione si è accompagnata ad una maggiore creazione di posti di lavoro

 

  • Nelle “Digitali Incompiute” e “Digitali Compiute” una impresa su due ha aumentato le posizioni lavorative di almeno il 3,5%. Un valore superiore alla media complessiva e oltre cinque volte superiore a quello delle “Indifferenti”.

 

  • Per le imprese “Indifferenti” al digitale invece si associa la performance occupazionale più bassa (la creazione di posti di lavoro di questo gruppo non supera l’1%).  Diventa addirittura negativa (-0,5%), nel caso delle imprese di maggiori dimensioni.
 

Fonte – Elaborazione dati ISTAT – Rapporto sulla competitività dei settori produttivi – Edizione 2018

 

 

Un confronto diretto sulla produzione

Secondo il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva "Solo il 3% delle imprese italiane ha operato in modo compiuto la transizione digitale" mentre "ben il 63% si dice indifferente" ai vantaggi dell'innovazione.

Le medie imprese innovatrici "forti" presentano livelli medi di produttività superiori a quelli delle grandi imprese non innovatrici o innovatrici "soft".

A dimostrazione dell'utilità della digitalizzazione, Alleva ha sottolineato che "la produttività aumenta all'aumentare della sensibilità nei confronti del ruolo svolto dalla trasformazione digitale".

Nel terziario questo effetto è ancora più evidente: la condizione di innovatore (soft o forte) si accompagna a livelli di produttività sistematicamente più elevati di quelli delle imprese non innovatrici di dimensioni superiori.

 

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